VANITAS VANITATUM

Novembre 5, 2018
Written by: Antonio Feola Staff

Iconografie della caducità nelle opere di Antonio Feola

Testo critico di Antonella Nigro

Antonio Feola presenta uno studio, particolarmente attento e commosso, sul Seicento, nella sua ricerca, infatti, magnifiche vanitas e toccanti nature morte colpiscono il fruitore per la loro bellezza. L’effimera condizione della vita e il profondo senso di precarietà che caratterizzarono la storia del XVII secolo, contribuirono allo sviluppo del memento mori nell’arte che si arricchì di simbolismi tipici, quali la clessidra e la candela, emblemi del trascorrere inesorabile del tempo, o il teschio figurazione di morte.

Tale iconografia compare nelle rappresentazioni pittoriche dell’artista come pure la nuda beltà de la bagnante e la morte che con audacia invita l’osservatore a posare lo sguardo su di lei e, allo stesso tempo, sullo scheletro che sembra danzarle affianco. Lo Studio del pensatore che espone sarcofagi strigilati, memori di un fasto vetusto che alternano scansie sulle quali campeggiano candele ardenti, teschi dolenti e teneri fiori dalla caduca grazia, è anch’esso manifesto dell’analisi dell’artista.

Tornano così alla mente i grandi Maestri olandesi che, per primi, proposero il tema della fugacità della vita che tanto eco avrà nel resto dell’Europa e, naturalmente, le interpretazioni che ne darà il genio caravaggesco. A quest’ultimo è legato il tema della decollazione che l’artista, coerentemente al percorso di ricerca prefiguratosi, indaga con accuratezza e un pizzico d’ ironia: autoritratto come il Battista su un piatto d’oro.

Non poteva, mancare la rilettura della decapitazione più famosa, quella di Medusa per mano di Perseo, soggetto che sedusse Bernini, Cellini, Rubens, Caravaggio e che per le sue numerose implicazioni legate dall’ancestralità e al mito, ancora oggi è tema caro agli artisti.

Anche la figura femminile è analizzata da Antonio Feola omaggiando la grande storia dell’arte italiana tra Cinque e Seicento: le sue fanciulle adagiate su antichi triclini e circondate da drappi vermigli e bordeaux evocano gli splendidi abbandoni della Venere di Urbino e le pose arrendevoli e maliziose della Danae di Tiziano. L’affascinante iconografia delle vanitas, nasce con finalità morali ed invita ad abbandonare i desideri mondani, ma assumerà caratteristiche velate volte a celebrare la brevità della vita e, al tempo stesso, considerata la sua fragile natura, di afferrare l’attimo, prima che sopravvenga la fine.

Dunque, il tema de “La morte e la fanciulla” caro a molti quali Egon Schiele o Edvard Munch è anche un invito, come in Feola, a cogliere la vita e uno dei suoi lati più potenti ed allettanti: l’erotismo e la sensualità. La riproposta delle iconografie della caducità, si rivela dunque, efficace e pertinente soprattutto nel nostro tempo, nel quale scarso valore è dato al singolo, prezioso e irripetibile momento, all’uomo che è solo dignità e non ha prezzo, all’amore come priorità della vita.

L’artista, inoltre, conscio di un’epoca marcata da divisioni e differenze sempre più ampie e inique, evidenzia, con la sua opera, che per quanto alcuni detengano posizioni sociali preminenti l’approdo è uguale per ognuno: tutti come rose selvatiche dai petali evanescenti, graziosi e pronti a cadere al minimo tocco.

 

The transient iconographies in Antonio Feola’s art

Introduction by Art Critic Antonella Nigro

Antonio Feola presents a careful and emotional 17th century investigation where exquisite vanitas and stunning still-lives capture the viewer’s attention. By the 17th century, the ephemeral condition of human life and a deep sense of uncertainty led to the development of the theme of memento mori in art. Common elements of this genre are hourglasses and candles to mark the relentless passage of time, or skulls to symbolize death. These images lead us to the representational conventions of female nudity in The Bather and Death that invites us to glance upon the woman carvoting with a skeleton.

The Thinker Analysis shows strigilated sarcophagi to testify the ancient grandeur alternating candles burning on shelves, anguished skulls and delicate flowers as illustrated by the most important old masters in Dutch painting that captures the effect of fleeting time echoing around Europe and influenced by Caravaggio interested in the theme of beheading as well as the self-portray of St John the Baptist on a gold dish.

Feola proposes the preclassical Greek myth of the Medusa who was decapitated by Perseus. But Medusa has a much more venerable and powerful ancestry capturing the imaginations of so many painters as Bernini, Cellini, Rubens and Caravaggio. Many artists even today are still inspired by this myth. Antonio Feola honours the beauty of the painted nude young women in vermillion and red-purple clothes lying upon that ancient couch and traditionally identified with the Venus of Urbino and Danae by Titian in their elegant and seductive poses.

However, in spite of the sensuality of this genre, it still has the moralistic goal to keep on pointing out the fact that life is short. It can also appear in the Death and the Maiden in which Egon Schiele and Edvard Munch discovered a dark bound between sexuality and death. In this sense the iconography shows a reflection on time’s futility where every single, precious and unrepeatable instant, love and dignity, that should have an important role in our lives, become meaningless.

By emphasizing the level and growth of inequality of our time, Feola claims that, regardless of social status, our destiny will be the same just like wild-rose petals, light and delicate, that would fall off at the slightest touch.